Il Tilberi

Il Tilberi

Mio caro F.,
ho letto la tua ultima lettera con grandissimo interesse. Sono rimasto davvero stupito dalle conclusioni che sei riuscito a trarre dal tuo ultimo esperimento; di certo si tratta di una scoperta avvincente e attendo con ansia le tue prossime considerazioni.

Spero la società scientifica reale sappia apprezzare i tuoi sforzi al meglio, anche se sono comunque preoccupato delle implicazioni etiche a cui questa tua teoria possono portare. Mettere in discussione questi pilastri ha sempre portato l’uomo erudito a irrigidirsi ancora di più.

Per questo, caro amico, ti suggerisco un approccio maggiormente più comprensivo delle idee del Dr. H., di cui mi raccontasti alcuni mesi fa. Inserire il suo punto di vista nella tua futura pubblicazione, di sicuro potrebbe rendere il tutto meno discutibile e forse maggiormente accettabile.

Tra l’altro questa situazione mi porta a raccontarti di una curiosa scoperta (d’importanza infinitamente inferiore alla tua) durante le mie ricerche sul folklore europeo.

Come sai il Nord Europa è ricco di eventi storici e leggendari, davvero sopra le righe. A questi si aggiunge anche un colorito grimorio di creature pagane, entrate nella cultura latina di quel periodo buio successivo alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente e dalle successive barbarie e invasioni.

I barbari che portarono con se queste curiose tradizioni e leggende, non erano coscienti probabilmente delle grandi blasfemie a cui parteciparono e solo un occhio moderno è in grado di carpirne la grande malvagità che in esse risiedeva. Il popolino ha sempre fatto tutto il necessario per la propria sopravvivenza e questa mia scoperta ne è un’ulteriore prova.

Tra le vaste leghe del mare del Nord, un posto tra tutti rappresenta per me il ricettacolo di miti e leggende davvero interessanti: l’Islanda. Il folklore islandese è sempre stato fonte di grande ispirazione per le mie ricerche, e ora con la neonata nazione liberatasi dalle catene danesi, è ancora più disponibile a concedermi l’accesso alle sue librerie più segrete.

In uno dei miei ultimi viaggi a Reykjavik, mi sono imbattuto in un curioso tomo. Questo parlava di varie creature presenti nelle zone interne dell’isola in tempi non così remoti, ma ora quasi del tutto estinte, a causa del progredire della società civile. Tra queste vi era il Tilberi.

Trattasi di una curiosa creatura, le cui prime tracce sono state riscontrate all’inizio del medioevo, ma la cui grande malignità fu scoperta solo nel periodo dell’inquisizione arrivata anche in queste fredde terre del Nord. Qui, infatti, l’inverno arriva con maggiore ferocia che nel resto del mondo e la sopravvivenza dei popolani era legato alla generosità della terra, un elemento troppo variabile per poter considerare una casa sicura o un pasto caldo nel piatto.

Qualche contadino dell zone più remote del nord dell’isola, forse costretto alla fame e dall’imperizia si ritrovò costretto ad evocare questa misteriosa creatura. Non ci è dato sapere da dove apprese le arcane conoscienze necessari per una tale azione, nel tomo che ho trovato si parla di possibili antichi manoscritti portati dai primi uomini che per primi approdarono sull’isola secoli prima. Sembra infatti, che tra le varie popolazioni vichinghe che decisero di emigrare sull’isola, ci fossero molti rifugiati e fuggiaschi che conservavno con loro antichi rotoli, più vecchi della civiltà stessa, salvati dall’incendio della biblioteca di Alessandria e portati fino al profondo Nord.

Ad oggi non si ha traccia sull’isola di tali empi documenti, ma sicuramente da qualche parte devono essere per aver prodotto tanti morti. I pochi che provarono ad evocare il Tilberi scoprirono o più semplicemente vennero processati dalle corti dell’inquisizione e messi al rogo.
La nascita di un Tiberli è concepita nel peccato cristiano più empio. Una costola umana rubata da un cimitero la mattina di Pentecoste, avvolta in lana di pecora anch’essa rubata e tenuto tra i seni di una donna per tre settimane.

Le successive domeniche, la donna dovrà recarsi a messa e prendere l’eucarestia, ma non dovrà ingoiare il vino datole dal sacerdote, dovrà aspettare e sputarlo sul fuso. Questo crescerà sempre più, fino a che non inizieranno a comparire delle piccole protuberanze alla sua estremità. Due di questi inizieranno piano ad aprirsi, come un bubbone da poste tagliato. Uscirà del pus e poi compariranno due e propri occhi che inizieranno a guardarsi intorno. Questo su entrambi i capi dell’osso.

La creatura da entrambe le parti comincerà a sviluppare due incavi sempre più profonde, che presto si arricchiscono di denti e di una lingua. Una voce stridula simile a quella di un bambino, ma più rauca, quasi come un grido dall’interno comincerà ad uscire da quelle oscure fauci. A quel punto l’essere immondo sarà in grado di nutrirsi da solo, ma non potrà ancora lasciare l’abitazione della donna. Da essa si dovrà nutrire.

Questa si taglierà con un coltello una parte interna della coscia e da essa il Tilberi si nutrirà bevendo il suo sangue e crescendo ancora di più. Ti confesso che sono uscito sconvolto da questa lettura. Pare che le donne utilizzassero queste creature per rubare il latte dalle mucche dei vicini, per non morire di fame, o per semplice avarizia ed invidia.

Sembra che non ci fossero dei modi per ucciderlo, provenendo da una reltà diversa dalla nostra, ma alcuni di questi metodi fossero scritti nelle antiche pergamene di cui ti descrissi poc’anzi. Il tomo si concludeva descrivendo casi accertati di Tilberi. Si parla di una donna bruciata nel 1500 proprio per questa ragione e pare che il suo essere fosse stato cucito nella sottana della disgraziata e bruciato con essa. Se questo fosse vero, si potrebbe pensare che almeno il fuoco sia in grado di uccidere questi esseri.

Ancor più inquietante è stato il cadavere di uno di queste creature rinvenuta proprio qualche decennio or sono da un pastore vicino Akureiry, nel nord dell’Islanda. Questa creatura venne portato da un medico locale che ebbe la lungimiranza di metterlo dentro una soluzione di formaldeide, che ne ha preservato le fattezze. Fu poi portato al Museo di Storia Naturle di Reykjavik dove è rimasto per quasi un secolo, per poi scomparire da registri, acquistato da un benefattore o collezionista straniero.

Devo dire che ora, come ora la mia ricerca si è arricchita di un tassello importante. Spero davvero che questo mio racconto non ti abbia turbato troppo la giornata. Spero di poter ancora leggere gli sviluppi delle tue ricerche, nel frattempo ti auguro quanto di meglio la vita sia in grado di offrirti. Saluti amico mio.

Tuo G.

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